Collegio Ipasvi Siena

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L’innovazione digitale, l’inquadramento iniziale delle professioni sanitarie, l’importanza della formazione e delle competenze digitali degli operatori sanitari, l’Ict nella Sanità e l’individuazione di possibili soluzioni proposte dalle aziende attive nel campo dell’Information Communication Technology, per innovare il settore e renderlo più efficace ed efficiente, sono al centro del congresso “Professioni Sanitarie ed ICT (Information Communication Technology)” organizzato dalla Confederazione AnTel-Assiatel-Aitic (Associazione nazionale tecnici sanitari di laboratorio biomedico) in collaborazione con il Conaps (Coordinamento nazionale associazioni professioni sanitarie) e patrocinato dalla Fondazione per la sicurezza in Sanità. dei lavori. All'assise hanno inviato un loro messaggio di saluto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il sindaco di Roma, Ignazio Marino.
 
La digitalizzazione - hanno sottolineato al Congresso - è un fattore di sicuro risparmio e di efficienza per la sanità, come dimostrano numerosi studi economici e come ha ribadito di recente il ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin. Un uso capillare e costante di soluzioni Ict nella Sanità - sottolineano ancora - può portare, infatti, un risparmio di circa 6,8 miliardi di euro l’anno, molto di più di quanto occorra per evitare potenziali aggravi di ticket sulle prestazioni sanitarie, stimato in 5,3 miliardi. 
 
Ma oggi la Sanità del nostro Paese spende per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione uno scarso 1,4% (920 milioni di euro) del budget annuale. Un dato che colloca l’Italia al 30° posto nella classifica mondiale dell’eHealth. Anche in questo settore le professioni sanitarie italiane possono essere, e in parte lo sono già, il fulcro del cambiamento, come dimostrano recenti esperienze in tutto il territorio nazionale.
“Le Professioni Sanitarie – ha spiegato Antonio Bortone, Presidente Comaps – sono parte attiva di un Sistema Salute che deve essere capace di recuperare il gap digitale e deve procedere verso un progressivo miglioramento professionale ed ammodernamento tecnologico. Partendo da progetti formativi, come quello appena concluso, promosso dalla Confederazione dei Tecnici Sanitari di Laboratorio biomedico, e attraverso l’individuazione di un piano di sviluppo dell’ICT a livello nazionale si potrà colmare il divario tecnologico, culturale ed economico dell’Italia rispetto agli altri competitor europei”. Un cambiamento che riguarda anche la formazione e l’interazione tra professionisti con competenze diverse: “Il confronto aperto con altri professionisti la possibilità di nuove sinergie, è la miglior medicina contro l’autoreferenzialità”, ha dichiarato ancora Bortone.
“Anche perché l’Ict e la digitalizzazione – ha spiegato Fernando Capuano, Presidente Confederazione Antel-Assiatel-Aitic – riescono ormai ad abbracciare ogni aspetto della sanità, dal fascicolo sanitario elettronico fino alla laparoscopia eseguita in 3D, passando per i sistemi di teleriabilitazione. Non a caso il Convegno vuole rappresentare un momento di riflessione e confronto tra i diversi attori della governance del Sistema Sanitario Nazionale e dei cosiddetti produttori di salute per una sanità digitale, di qualità e sostenibile”.
 
“Utilizzare in modo corretto soluzioni Ict nella Sanità – ha aggiunto Bortone – può portare un grandissimo risparmio, si parla di quasi 7 miliardi di euro l’anno. Molto di più di quanto occorra per evitare potenziali aggravi di ticket sulle prestazioni sanitarie, stimato oggi in 5,3 miliardi”.
Nel dettaglio, secondo uno studio di Confindustria, tre miliardi di euro si salverebbero grazie alla deospedalizzazione di pazienti cronici, che diventerebbe possibile grazie all’utilizzo di tecnologie a supporto dell’assistenza domiciliare: l’utilizzo della cartella clinica elettronica taglierebbe spese per oltre un miliardo di euro (senza aver stimato il risparmio che ne deriverebbe in termini di tempo). 860 milioni andrebbero invece risparmiati grazie alla dematerializzazione dei referti e delle immagini (senza contare la notevole riduzione dello spreco di carta); la consegna dei referti via web permetterebbe un’economia di 370 milioni di euro, senza contare che il processo di riorganizzazione dei compiti professionali che vedrebbe inevitabilmente una migliore qualità prestazionale a vantaggio del cittadino malato.
 
“Lo stesso ministro Lorenzin – ha precisato Capuano – in più occasioni ha ribadito che ‘Il nuovo Patto per la salute dovrà passare attraverso le nuove tecnologie’ e che in “puntando sull'informatizzazione si realizza una battaglia agli sprechi efficace. Oggi è possibile farlo e verificare esiti, prestazioni e costi non solo regione per regionale e azienda per azienda, ma addirittura reparto per reparto, in tempo reale rendendo tutto trasparente. Tutto questo è realizzabile. Non resta dunque che agevolare questa innovazione come professionisti sanitari, ogni giorno in contatto con il Paese reale, a fianco dei cittadini, promuovendo la formazione in ambito eHealth e coinvolgendo sempre più professionisti in questo percorso di aggiornamento che offre ogni giorno nuove possibilità, come evidenziato nelle relazioni di oggi”.
 
L’eHealth
Negli ultimi anni il Sistema sanitario italiano ha subito cambiamenti profondi. Il mutamento riguarda tanto le professioni mediche, quanto le altre professioni sanitarie. Il bisogno di ridurre gli sprechi, minimizzando i costi e ottimizzando le prestazioni erogate, ha imposto una revisione profonda dei processi sanitari a ogni livello. I tempi di ricovero sono stati drasticamente ridotti, sia in fase acuta che nelle unità riabilitative. Il lavoro dei professionisti sanitari è diventato sempre più centrale: i ricoverati per eventi invalidanti, come l’ictus o gli incidenti traumatici, sono dimessi precocemente, ma hanno gli stessi bisogni assistenziali e riabilitativi del passato. La digitalizzazione in sanità diventa dunque una straordinaria opportunità per realizzare sistemi di assistenza a distanza, la cosiddetta telemedicina, ma anche una più efficace modalità di ADI, assistenza domiciliare integrata, attraverso sistemi intensivi praticati dal professionista sanitario a casa del paziente, o in strutture ambulatoriali del territorio.
È impensabile oggi non programmare il futuro delle pratiche di continuità assistenziale, senza tener conto di quanto offre l’eHealth. Un esempio può essere la teleriabilitazione.

Una singola piattaforma integrata potrebbe soddisfare i bisogni di una fetta della popolazione molto più ampia. Permetterebbe ai diversi professionisti della riabilitazione di erogare a distanza trattamenti diversificati da un’unica postazione remota. Così il paziente dimesso precocemente riceverebbe un trattamento domiciliare intensivo, che prevede cioè tre ore di trattamento ognuna per differenti settori specifici (i.e. motorio, logopedico, cognitivo). In questo modo sarebbe possibile garantire il percorso riabilitativo assicurando un trattamento che sostenga la continuità assistenziale riabilitativa del paziente dimesso a casa precocemente.

Le ricadute attese da un sistema di questo tipo sono molte:
• riduzione dei tempi di degenza nelle Unità Operative di riabilitazione, inizialmente per i pazienti colpiti da ictus e successivamente anche per quelli con altre patologie.
• implementazione dell’offerta riabilitativa territoriale ai pazienti dimessi dalla struttura ospedaliera, sia per la quantità, sia per la qualità delle prestazioni erogate.
• aumento delle prestazioni erogate a parità di personale impiegato
• maggiore continuità assistenziale tra Ospedale e territorio.
• riduzione della disparità di trattamento riabilitativo domiciliare tra aree urbane e aree rurali o disagiate.
 
Le Best Practice
La sanità elettronica in Italia non è ancora al massimo delle potenzialità, come detto, ma qualcosa si muove anche a livello regionale. Sul territorio nazionale sono presenti diverse soluzioni di tele-monitoraggio (spesso utilizzate per pazienti cronici), ma sono poco diffuse le soluzioni di tele-assistenza, tele-soccorso e tele-diagnostica presso la casa del paziente. Durante il convegno si è parlato di alcune buone pratica già avviate.

• R-Mielolesione – per iniziare – è un progetto promosso e coordinato dal Corso di Laurea in Fisioterapia della Università di Milano Bicocca e dalla Unità Spinale della AO Beato Papa Giovanni XXIII e sostenuto dalla Associazione ADB (Associazione Disabili Bergamaschi), per gestire una banca dati con finalità di ricerca e di studio. Il sistema permette di raccogliere e sistematizzare dati inseriti dai componenti del team riabilitativo, dalla valutazione clinica del medico all’assistenza infermieristica, dagli aspetti fisioterapici alle complicanze, fino alla terapia occupazionale, inserimento sociale e monitoraggio del carico sul caregiver nel paziente con lesione midollare. Il tutto tramite indicatori specifici e validati che permettono, in presenza di più strutture aderenti al progetto, il benchmarking tra Istituti.

• L’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, ha implementato l’utilizzo della cartella clinica elettronica in un contesto multi-presidio, garantendo così alti standard di utilizzo a livello aziendale.

• L’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze ha puntato su un approccio globale di ICT nella Sanità: i dati clinico-sanitari e amministrativi, presenti nei diversi applicativi aziendali, possono essere analizzati per la gestione aziendale a favore del monitoraggio dei costi e dell’efficienza. Tutto questo ha consentito di identificare con precisione sacche di inefficienza e margini di miglioramento.

• E-ContinuityCare Workflow. È il progetto di Ict nella sanità promosso dall’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Mantova. Attraverso uno specifico portale fluiscono tutte le informazioni tra i diversi operatori socio-sanitari: dalla richiesta del medico ospedaliero in fase di dimissione, fino alla gestione dell’assistenza sul territorio. Il progetto ha permesso, oltre che di semplificare il processo, anche di realizzazione la Banca Dati Fragilità, contenente informazioni utili per una corretta programmazione socio-sanitaria.

• Un altro esempio viene dal San Camillo di Venezia, dove si sta sperimentando un modello di teleriabilitazione.
 
Le soluzioni praticabili, attraverso piattaforme regionali, permetterebbe di verificare e individuare le diverse modalità organizzative di rete adatte alle diverse realtà geografiche della Regione. In zone particolarmente impraticabili per conformazione territoriale potrebbe essere più utile una rete che preveda una comunicazione diretta tra centro riabilitativo e domicilio del paziente; in altri territori più urbanizzati, dove le sedi ambulatoriali sono più facilmente raggiungibili, può essere più adatto un sistema articolato tipo hub&spoke tra sede centrale riabilitativa e distretti periferici. Un’applicazione su larga scala di tali metodologie permetterebbe di ottimizzare l'efficacia del programma riabilitativo, garantendo la sua continuità a domicilio e realizzando una riduzione delle giornate di degenza. Con il risultato a consuntivo di una migliore efficienza economica del sistema.
Le idee e le soluzioni non mancano, le professioni sanitarie sono il banco di prova per un cambiamento possibile e virtuoso in direzione di una sanità realmente al servizio del cittadino.

 

Fonte: QS


Ultima modifica:19/9/2017

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Roma, Marzo 2018