Collegio Ipasvi Siena

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E’ molto difficile argomentare e indicare quali possono essere gli elementi e i principi deontologici a cui far riferimento quando si occupa un posizione di dirigente delle Professioni Sanitarie.
 
Per non incorrere in facili deduzioni, tutti noi siamo consapevoli che le organizzazioni sanitarie regionali e locali non hanno una ben che minima idea di come la deontologia nel management sanitario possa in questo  momento supportare le diverse criticità del sistema.
 
Ciò è dovuto essenzialmente ad una non adeguata preparazione etica e alla difficoltà oggettiva di creare ambienti di discussioni multiprofessionali in ambito etico. Gli stessi codici deontologici sono stati elaborati pensando al rapporto del professionista con il cittadino e al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, ma con una scarsa valutazione del rapporto che il professionista ha con l’istituzione e con la gestione di risorse.
 
Gli stessi dirigenti del SSN hanno attualmente diverse difficoltà nel supportare, con modelli organizzativi innovativi, le diverse indicazioni legislative che hanno difeso, in parte, alcuni principi etici quali la beneficità delle cure, la libertà dalla contenzione e dal dolore, il rispetto della privacy e della sicurezza del paziente. Solo per citare quelli che, alla ribalta della cronaca, hanno obbligato le organizzazioni sanitarie alla produzione di procedure e di modelli più attenti alla tracciabilità, che a migliorare la sensibilità nei professionisti ai diversi problemi e quindi creare luoghi di cura più etici. 

Il significato etico, insito nella direzione e se vogliamo nella Leadership, è già presente in ogni professionista: quando si lavora in modo produttivo e si ha entusiasmo verso gli obiettivi, contemporaneamente si sta conferendo valore al lavoro proprio e a quello degli altri. In questi giorni è stato evidenziato dai media e da esponenti politici, con diverse forme, la volontà di “licenziare entro 48 ore” i dipendenti pubblici che non fanno il loro lavoro, soprattutto rivolto alle diverse frodi sul timbro del cartellino di presenza. Pochi, anzi molto pochi, hanno posto il problema sul perché un dipendente pubblico ha un comportamento di questo tipo e perché non apprezza e ama il suo lavoro, tanto che preferisce non essere presente, anche perché, forse, il suo diretto responsabile non ha compreso quale era il disagio o la difficoltà sul lavoro o come mai nessuno ha dato valore al risultato produttivo di quel dipendente, che può permettersi di non dimostrarlo. Ciò chiaramente depone per una scarsa considerazione di ciò che ognuno di noi ogni giorno produce in termini di risultato, non dare valore al lavoro è non dare valore alla persona e, di conseguenza, non dare valore al cittadino che in quel rapporto riceve un servizio delicato che riguarda il rispetto di valori  importanti come la vita e la salute. Pertanto se il dirigente apprezza e valorizza il lavoro svolto dai collaboratori e costruisce il rapporto, prima in senso umano attraverso il rispetto dell’altro e poi professionale, con questo presupposto è possibile provare a identificare ambiti deontologici per una dirigenza delle Professioni Sanitarie. Con questo spirito da oltre due anni il Comitato Infermieri Dirigenti ha affrontato l’argomento deontologia e direzione ed ha, con la collaborazione dei colleghi europei, redatto il Codice Italiano di Etica e Deontologia per i dirigenti Infermieristici, approvato dall’assemblea dei soci a Roma il 23/10/2015. E’ un primo documento che deve ritenersi solo il punto di partenza, ma che esprime la riflessione Etico-Deontologica a cui riteniamo doveroso ispirarci nel Nostro agire quotidiano. Consiglio Direttivo Comitato Infermieri Dirigenti

Fonte: QS


Ultima modifica:19/9/2017

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